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Attualmente la vecchia concezione di malattia che si basava esclusivamente sul concetto di relazione causa – effetto é stata sostituita da una visione multifattoriale secondo cui l’evento malattia é la risultante dell’intrecciarsi di molti agenti fra loro : la genetica, l’ambiente, le relazioni sociali, lo stato immunitario, gli agenti infettivi, gli aspetti psicologici ecc. Per fare un esempio possiamo pensare alla sindrome influenzale: ci possiamo chiedere perché di fronte all’esposizione comune di più soggetti al virus non tutti sviluppano conseguentemente l’infezione. E’ evidente, pertanto, il ruolo di altre variabili nell’insorgenza della malattia. Oppure soffermandoci sulle malattie che insorgono dopo eventi stressanti o dolorosi come il pensionamento, le separazioni, i licenziamenti o i lutti, possiamo comprendere la non estraneità del mondo psichico. Gli studi più recenti in Psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei), in Neurofisiologia  ed in Psicoanalisi evidenziano che le emozioni sviluppano delle modificazioni a carico di organi ed apparati e viceversa. Questo dimostra che c’è una comunicazione bidirezionale tra psiche e corpo e se questo vale per gli adulti, vale maggiormente nel caso dei bambini, per i quali la dimensione emozionale riveste un aspetto più importante.

La gioia, il piacere, l’esultanza, l’euforia, la rabbia, la paura, la tristezza e le emozioni in genere hanno correlati continui con le funzioni somatiche, dimostrando che corpo e psiche sono due mondi in continua comunicazione secondo una bidirezionalità

Possiamo quindi pensare all’uomo ed alla  sua psiche , ossia al corpo ed alla mente come ad un’unità somatopsichicaIl mondo corporeo e quello psichico sono metaforicamente “due facce di una stessa medaglia”.

La correlazione tra “corpo e psiche” su basi scientifiche si é andata affermando a partire dagli anni ’30 con gli studi del fisiologo H. Selye e via via fino ad oggi con ricerche sempre più sofisticate e dai risultati sempre più sorprendenti sull’interazione fra questi due mondi in cui si identificano precisi canali di connessione mente – corpo. Essi dimostrano che il corpo , durante gli stati emozionali, presenta consistenti modificazioni a carico dei visceri, dei vasi e di varie sostanze. Essi, infatti,  hanno correlati continui, intensi e talora imponenti nel funzionamento dell’organismo, seguendo una lunga catena di eventi da alcune aree del cervello quale il Sistema Limbico ( parte filogeneticamente intermedia nello sviluppo dell’encefalo) , la corteccia cerebrale (porzione più esterna dell’encefalo, filogeneticamente più recente ed ascrivibile ai neomammiferi), l’asse ipotalamo-ipofisario, il sistema neuro-vegetativo, il sistema endocrino ed il sistema immunitario.

Di queste tematiche si sono occupati diversi studiosi, psicologi, neuroscieziati e tra questi vorrei citare la ricerca di John Gottman. Dopo uno studio, durato diversi anni, effettuato dallo psicologo americano John Gottman, scrive nel suo libro “Intelligenza emotiva per un bambino”:

“I nostri studi dimostrano che i figli emotivamente allenati ottengono migliori risultati a scuola, stanno meglio in salute e stabiliscono reazioni più positive con i coetanei. Hanno anche minori problemi di comportamento e riescono a riprendersi più rapidamente dopo esperienze negative. L’intelligenza emotiva permette di essere più preparati ad affrontare i rischi e le sfide della vita” dice lo psicologo.

Questi bambini emotivamente allenati dimostravano maggiori capacità nel campo delle proprie emozioni di quante non ne rivelassero glia altri altri bambini: per es. la capacità di regolare il proprio stato emozionale, ossia erano meglio in grado di calmarsi quando erano agitati. Il fatto di riuscire a ritrovare la calma e la tranquillità rendeva quei ragazzi meno esposti alle malattie infettive. Riescono a concentrarsi meglio con gli altri, ad essere più attenti e a relazionarsi meglio con gli altri, anche nelle situazioni socialmente difficili tipiche dell’infanzia, come quando si viene stuzzicati.

Riescono a comprendere meglio le altre persone. Stabiliscono rapporti di amicizia più solidi con i coetanei. E sono migliori nel rendimento scolastico. Questi bambini sperimentano un numero minore di sensazioni negative ed un numero maggiore di sensazioni positive. In breve, sono emozionalmente più sani.

Anche se questi bambini sperimentano stati emotivi come la tristezza, la rabbia o la paura in determinate circostanze, ma hanno una maggiore capacità di ritrovare la calma, riprendersi dalle delusioni, superare momenti di rabbia.

Inoltre l’allenamento emotivo può proteggere i ragazzi dagli effetti negativi dei conflitti coniugali e delle separazioni e dei divorzi. “La nostra ricerca mostra che quando una coppia si trova in perenne conflitto ostacola la capacità dei figli di formarsi delle amicizie. Abbiamo anche scoperto che i conflitti coniugali influiscono negativamente sul rendimento scolastico dei figli e ne accrescono la vulnerabilità alle malattie. Un altro effetto importante delle crisi di coppia sono la crescita dei comportamenti devianti e violenti tra bambini e adolescenti.” (J. Gottman)

Un altro importante risultato della ricerca di Gottman è che questa intelligenza non è innata, ma si può imparare. E gli insegnanti migliori sono i genitori, che possono diventare dei veri e propri allenatori emotivi.

“Quando i genitori offrono empatia ai loro figli e li aiutano ad affrontare sentimenti negativi come la collera, la tristezza e la paura, gettano tra sé e loro un ponte di lealtà e attaccamento. All’interno di questo contesto, sebbene i genitori pongano effettivamente dei limiti ai loro figli, il fatto che questi ultimi si comportino male non è la questione più importante. La docilità, l’obbedienza e la responsabilità derivano da un senso di amore e di interdipendenza che il bambino percepisce all’interno della famiglia.” (J. Gottman)

“Nella sua forma base, l’empatia è la capacita di sentire quello che sente un’altra persona. In quanto genitori empatici, quando vediamo i nostri figli in lacrime possiamo immaginarci al loro posto e sentire il loro dolore. Osservando i nostri figli che battono i piedi furiosamente possiamo percepire la loro frustrazione e e la loro ira. Se riusciamo a comunicare questo tipo di comprensione emotiva ai nostri figli, diamo credito alla loro esperienza e li aiutiamo a imparare a rilassarsi. Questa capacità ci pone, come direbbero i canoisti che discendono un fiume, “nella corrente”. Non importa quali rocce o quali rapide ci aspettano nel nostro rapporto con i nostri figli. Possiamo rimanere nella corrente e guidarli verso la foce. Anche se il corso del fiume dovesse diventare molto pericoloso, come avviene a volte nell’adolescenza, siamo in grado di aiutare i nostri figli a oltrepassare ostacoli e rischi che possono trovare sulla loro strada. 

Come può essere tanto forte quest’empatia? Io credo che ciò avvenga perché l’empatia permette ai ragazzi di vedere i loro genitori come alleati.” (John Gottman – “Intelligenza emotiva per un figlio”)